Museo archeologico

Testimonianza della monumentalità e complessità architettonica raggiunte dai monasteri italiani dell’Alto Medioevo, che giunsero a rivaleggiare con le maggiori fabbriche carolingie a nord delle Alpi, l’abbazia di San Vincenzo fu fondata sulle rive del Volturno nel 720 circa dai longobardi Paldo, Tato e Taso, nobili imparentati al duca Gisulfo I di Benevento secondo il Chronicon Vulturnense, un codice miniato redatto nel 1130. Notevole per estensione, il monastero divenne oggetto, alla fine del XX secolo, di importanti scavi intensivi (che portarono alla luce anche i resti di edifici monumentali del V secolo: una torre, una basilica funeraria e un oratorio forse dedicato al martire Vincenzo di Saragozza).
A seguito di questa attività di scavo si rese necessario creare un luogo dove potessero essere conservati ed esposti gli oggetti dissepolti. Nel 1999 si diede incarico a n!studio – all’epoca del progetto formato da Susanna Ferrini,
Antonello Stella, Piero Fumo, Davide Sani – di ideare nei pressi della cosiddetta “villa comunale” un museo-deposito per i reperti del complesso abbaziale, in cui i visitatori avrebbero potuto «esperire diversi livelli conoscitivi e
percettivi».
Concepito come un volume a elica sospeso, formato da un involucro continuo in fasce di ottone brunito microforato e lastre di cristallo acidato, nella parte inferiore l’edificio parzialmente incassato nel terreno avrebbe ospitato gli spazi per i laboratori di restauro e per il deposito, oltre alle sale per gli allestimenti temporanei e per seminari, mentre il secondo livello sarebbe stato destinato all’esposizione permanente dei resti archeologici.
Nelle intenzioni progettuali il museo sarebbe stato «un unicum tra contenuto e contenitore» dove la struttura e il rivestimento avrebbero coinciso con l’allestimento caratterizzato da due soluzioni espositive: la prima – come si legge nella relazione di progetto – costituita «da un sistema di tunnel espositivi lungo la spirale del percorso principale», vere e proprie “vetrine percorribili” «sempre in contatto visivo con il percorso principale»; la seconda relativa al disegno della facciata interna della pelle di chiusura, in un alternarsi di vetrine e fasce trasparenti inquadranti il panorama circostante.
Il cantiere dell’involucro terminò nel 2006 senza problemi. Tuttavia, mancando il terzo stralcio di finanziamento, che avrebbe permesso l’allestimento degli interni, l’edificio non fu mai inaugurato come luogo museale, ma solo come
deposito, e lo spazio circostante fu lasciato in un desolante stato di incuria.

Massimiliano Savorra

n!studio
Susanna Ferrini, Antonello Stella con Piero Fumo, Davide Sani, Claudio D’Amico