L’Abruzzo che vale

In un territorio, come quello abruzzese, da troppi anni in attesa di riscatto sociale, economico e politico, non sono molte le occasione intorno alle quali alimentare speranze per il futuro. Può accadere tuttavia, che un gruppo di giovani progettisti decida di investire su questa speranza provando, nella limitatezza delle occasioni offerte dal “mercato” delle trasformazioni urbane, ad insistere sulla qualità del proprio lavoro, sulla ricerca di soluzioni mai scontate, sulla sperimentazione di linguaggi capaci di farsi carico dell’identità dei paesaggi che ci circondano. Può accadere inoltre, che un imprenditore intelligente e sensibile alla qualità di quelle trasformazioni, assecondi le proposte dei giovani progettisti, dando spazio a quella speranza e, soprattutto, sostanza alla concretizzazione dei suoi possibili sviluppi. Può accadere infine, che la committenza (che in questo caso si sovrappone in parte alla stessa impresa costruttrice) si apra a quelle sperimentazioni, offrendo il proprio personale contributo alla realizzazione di quei progetti, accompagnandone il difficile percorso di costruzione e conclusione dell’opera.
Tutto questo è di fatto accaduto, a Pescara, dove lo studio di architetti associati zero85 composto da Mirko Giardino, Mario Michetti e Giovanna Pizzella e dallo sguardo esperto del fotografo Sergio Camplone, su incarico della Madis Costruzioni e del committente Antonio D’Intino (titolare della stessa Madis) hanno realizzato alcuni piccoli interventi, capaci di attrarre l’interesse del mondo della cultura architettonica qualificata. Quell’architettura che si celebra nelle riviste patinate e nella rete del web, nei premi internazionali di progettazione e nelle rassegne più prestigiose, dove vengono presentate le nuove ricerche per il futuro, come la Biennale di Venezia.
È infatti, alla 15a Biennale di Architettura di Venezia che è stato selezionato il piccolo trabocco realizzato sul molo del porto canale di Pescara, scelto da Cino Zucchi (curatore del Padiglione Italia) per rappresentare, insieme ad altri 85 lavori il meglio della produzione italiana da mostrare al mondo della cultura architettonica internazionale.
Sono queste, tracce indelebili di un Abruzzo che vale, e(N)ergie stimolanti che restituiscono credibilità a chi, nel sacrificio della gestione quotidiana del proprio lavoro, trova con ostinazione e perseveranza le occasioni di riscatto per il proprio futuro. Sono questi gli esiti che da anni ormai produce la Scuola di Architettura di Pescara, dove tutti e tre i progettisti si sono formati, insieme ai tanti altri che molto spesso non trovano spazio sul nostro territorio e sono costretti a cercare altrove il proprio futuro. È l’incessante attività di promozione della qualità dell’architettura che gli ordini professionali, l’InArch, L’INU, la Carsa e l’Agenzia per l’Architettura d’Abruzzo (con il premio Ad’A), presentano nelle continue occasione di incontri, dibattiti, premi e mostre, a testimonianza di una qualità diffusa, ma spesso nascosta o in attesa di essere svelata.
Ancora una volta, la dimensione troppo stanca e dimessa di questo territorio, mostra una realtà altra, espressione della qualità e dell’efficienza, del sano coinvolgimento produttivo e della perseverante ricerca di ottimismo e di fiducia. Una fiducia di cui proprio le giovani generazioni possono farsi garanti, per la loro voglia di fare, per la loro intelligenza creativa ed un rinnovato credo nella qualità delle idee e dei progetti per il futuro.
Può accadere, come è accaduto, in questo territorio in perenne attesa di riscatto, che le giovani generazioni si facciano carico del nostro futuro.

Domenico Potenza

Studio zero85
Giovanna PizzellaMario Michetti, Mirko Giardino